La Mia Visione

 

Tra 20 anni sarai più deluso dalle cose che non avrai fatto, che da quelle fatte. Leva dunque l’ancora, abbandona i porti sicuri, cattura il vento nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.

                                                                                                                         – Mark Twain

 

Per il bene del calcio e di chi lo ama. Questa è stata la motivazione che mi ha fatto salpare l’ancora da un “porto sicuro”, ma soprattutto accogliente e familiare, intraprendendo un viaggio emozionante e complesso, per esplorare, sognare e scoprire una possibilità: quella di contribuire, da una responsabilità più alta, a migliorare il calcio italiano in tutte le sue componenti e le sue articolazioni.

 

Analizzare, ragionare, progettare e realizzare insieme: questo è stato lo “schema di gioco” che ha caratterizzato dal 20 luglio 2010 il mio lavoro quotidiano in Lega B con una squadra composta da colleghi di qualità – umana e professionale – che ha saputo farsi apprezzare ben oltre il perimetro associativo, grazie a una relazione fiduciaria con i Club associati e le Componenti Tecniche, improntata alla collaborazione totale, al confronto continuo, al rispetto dei ruoli e a una costante determinazione orientata al risultato.

 

Ho dato la disponibilità a candidarmi alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio perché penso che l’esperienza affascinante, operosa e proficua della seconda Lega professionistica italiana possa essere messa a fattor comune, per far evolvere il modello federale, rendendolo capace di creare più valore aggiunto dal punto di vista sportivo, sociale ed economico.

 

Il principio ispiratore che mi auguro di saper portare in Federazione, con il contributo che confido possa arrivare da tutte le Componenti, è proprio quello di migliorare attraverso il fare quotidiano, coniugando questo principio con l’esigenza di farlo insieme, nel rispetto della diversità dei ruoli e degli interessi, perché è nella natura e nell’essenza del calcio giocare di squadra. E non solo negli auspici, nelle promesse o nelle parole, con i quali non si vincono le partite.

 

D’altro canto la nostra è una realtà complessa, una filiera sportiva lunga, nella quale convivono realtà e discipline sportive significativamente differenti tra loro e alle quali la Federazione deve poter continuare a offrire una cornice e, al tempo stesso, una matrice comune, nel rispetto delle relative specificità di missione.

 

Il macro-obiettivo del Programma, come ho già segnalato, è quello di creare valore “giocando” sulla sistematica combinazione di tre concetti-chiave:

 

  1. la sostenibilità ad ampio spettro che consenta al sistema di selezionarsi e qualificarsi al suo interno evitando il rischio di patologie nei comportamenti sportivi e gestionali;
  2. la competitività che il sistema deve poter favorire mettendo in condizione le Componenti di poter esprimere al meglio il proprio potenziale, ognuno nel rispettivo ruolo della filiera sportiva;
  3. la reputazione che la Federazione deve costantemente consolidare per trasferire ai suoi “azionisti” un patrimonio di credibilità e affidabilità necessari per meritare la fiducia delle comunità dei Tifosi, patrimonio più prezioso del calcio, e degli investitori che a vario livello contribuiscono al suo sviluppo.

 

Sono convinto che il nostro Movimento possa recitare, senza arroganza e presunzione, un ruolo ancor più importante nelle città, nei territori e nell’intero Paese, non solo perché il calcio è il gioco più bello e popolare del mondo o per la dimensione degli interessi economici che rappresenta anche in Italia, ma perché con il lavoro quotidiano siamo in grado di renderlo più credibile, appassionante e accessibile.

 

L’agenda delle cose da fare è ricca di contenuti: da una completa e definitiva trasformazione digitale della Federazione, a un più strutturato impegno federale a supporto e sostegno dello sviluppo quali-quantitativo dell’impiantistica sportiva dei Club, da norme relative al financial fairplay nelle quali trovino maggiore incidenza gli indicatori patrimoniali, fino ad arrivare agli impegni fin qui assunti e non ancora mantenuti: risolvere il problema della (sempre attesa) riforma dei campionati e iniziare ad affrontare quella della giustizia sportiva, cominciando da una diversa regolazione della responsabilità oggettiva.

 

Chi avrà la curiosità, l’interesse e l’amabilità di leggere anche le pagine che seguiranno, non troverà un programma classico e discorsivo, ma un’architettura sintetica frutto della ricerca di una costante relazione tra obiettivi e strumenti, che consenta di comprendere i punti di riferimento della rotta ai quali dovrò – dovremo – associare la capacità di utilizzare al meglio un bene prezioso: il tempo.