Controlli e Modello di Gestione, Valorizzazione dei Giovani, Infrastruttore

SISTEMA DI CONTROLLI E MODELLI DI GESTIONE

 

Una decisa inversione di tendenza nei rapporti e nelle dinamiche gestionali a livello federale dovrà concretizzarsi attraverso un nuovo modo di applicare il ruolo di controllo posto in capo alla FIGC.

 

L’applicazione delle norme e delle procedure del Financial Fair Play dovrà diventare un elemento qualificante per l’azione federale, in un’ottica di trasparenza e corretta gestione economico-patrimoniale. Proseguendo il percorso già avviato – in grande sintonia e collaborazione tra le Leghe – la Figc dovrà essere rigido custode delle regole, ma queste, lungi dall’essere semplice esercizio burocratico, dovranno rappresentare un momento di crescita per il sistema.

 

L’impianto normativo deve essere sottoposto a una decisa “semplificazione” che, non facendo venir meno l’efficacia di questi riscontri, deve essere collegata alla presenza di un numero di indicatori ridotto ma significativo e a un parallelo snellimento delle procedure, grazie all’utilizzo della tecnologia digitale anche in chiave di certificazione dei dati. In tale ottica, l’obiettivo del pareggio di bilancio deve essere approcciato con grande consapevolezza dai club, come tappa conclusiva della costruzione di un nuovo modello di gestione.

 

Proprio la visione di breve-medio periodo dovrà caratterizzare l’impatto dell’azione federale in questo ambito, consentendo ai club di ottimizzare gli sforzi gestionali di ogni singola stagione, in una prospettiva aggregata di più ampio respiro. Non è più tollerabile un “corto” respiro programmatico, provvedimenti frutto di contingenze se non di convenienze del momento, quando è in ballo il benessere dell’intero sistema e quando è necessario dare risposte certe e inequivocabili. La gestione dell’emergenza, oppure anche la (peggiore) ondivaga  e disarticolata previsione di norme non è più ammissibile e una governance responsabile deve farsene carico!

 

Lo qualità dello stato di salute del calcio nazionale passa attraverso una diversa metodologia di lavoro, una più efficace e tempestiva progettazione del futuro. Passa, soprattutto, attraverso la capacità della guida federale di dettare le coordinate attraverso le quali tutti, nei diversi livelli agonistici e secondo le necessità specifiche, possano trovare nell’equilibrio gestionale il riferimento attraverso il quale bilanciare le esigenze di natura tecnico-sportiva con quelle di carattere economico-finanziario.

 

Per una Federazione che guarda ambiziosamente alla modernizzazione, è certamente prioritario riuscire a stimolare i club – con gli strumenti normativi, ma anche con un’accurata attività di supporto – ad attuare interventi mirati e innovativi. La Federazione deve saper produrre quel solco di sostenibilità di sistema entro cui ognuno dovrà coltivare il proprio progetto.

 

In tale ottica, opportunamente attivati e inseriti nel quadro normativo, questi strumenti di controllo e di innovazione della struttura societaria diventano elementi chiave di programmazione strategica su molteplici aspetti:

 

  • qualificazione del capitale umano
  • ottimizzazione della gestione sportiva
  • finalizzazione degli investimenti infrastrutturali
  • remunerazione del ”brand”

 

 

LA VALORIZZAZIONE DEI GIOVANI

 

Senza l’attivazione degli opportuni meccanismi di “ri-generazione”, il tessuto sportivo nazionale non potrà mai garantire la necessaria spinta per favorire la crescita del sistema. I risultati sportivi dei prossimi decenni dipendono dalla capacità con le quali il calcio di questi giorni saprà creare le migliori condizioni di crescita e sviluppo del patrimonio giovanile.

 

Per troppo tempo, privata di quell’elemento di condivisione e di coraggio, la missione della valorizzazione del patrimonio nazionale è rimasta disarmonica e disarticolata nel quadro – normativo prima che sportivo – delle singole Leghe e, al loro interno, limitato a un ridotto numero di esperienze pionieristiche.

 

L’impronta federale in tale ambito deve essere orientata nel duplice versante del potenziamento e nel massimo efficientamento delle squadre nazionali del Club Italia e nella creazione di un quadro di riferimento certo e coordinato per i club.

 

Di fronte a un calcio di èlite che propone un modello molto sviluppato e certamente autosufficiente, tanto in riferimento allo scouting che alla formazione tecnica, l’azione federale deve saper essere ancor più di supporto. L’esperienza dei Centri Federali Territoriali, dei quali lascia perplessi il ruolo non centrale dei Comitati Regionali, è potenzialmente positiva nell’ottica di presidio del territorio, costituendo un eventuale fattore di crescita dell’immenso patrimonio tecnico dilettantistico, ma per le sue modalità di attuazione (poche ore settimanali) e per il target di riferimento (campionati giovanili regionali e provinciali), essi non potranno certamente competere con le strutture dei club professionistici, che oggi rappresentano gli avamposti della nostra formazione di alto livello e che hanno un controllo del territorio pressochè esaustivo.

 

La tradizione e il bagaglio esperenziale di questi club garantiscono già un modello formativo di buon livello, senza la necessità di costringere la Federazione a “copiare” altri modelli europei ai quali la gens italica nulla o quasi deve invidiare. Una Federazione autorevole e ambiziosa deve saper programmare la propria crescita guardando all’innovazione nel rispetto della propria identità, al miglioramento e alla crescita qualitativa del proprio “prodotto”. L’ambizione della nostra Federazione deve essere sempre più quella di dare supporto ai club proponendo un modello di Accademia nella quale le funzioni sportive e quelle formative/culturali sappiano coniugarsi in una filiera – valutando con le Leghe anche le “seconde squadre” – ben strutturata, coordinata e sotto l’egida ed il coordinamento del Club Italia e del Settore Tecnico.

 

Parallelamente agli aspetti puramente sportivi, la Figc dovrà porsi come interlocutore affidabile e propositivo nei confronti delle istituzioni governative,  elaborando un’Agenda Unica che consenta di costruire una nuova modalità di relazione con il Governo e il Parlamento per arrivare a una nuova visione degli strumenti legislativi – in primis la Legge 91 del 1981 – in riferimento allo status dei lavoratori sportivi, al riconoscimento dell’apprendistato e del semiprofessionismo. In una proiezione interna, dovrà essere ponderato anche un intervento innovatore del cosiddetto “vincolo sportivo” contemperato da misure compensative (incremento dei premi previsti nelle Noif).

 

In un approccio sincronico, l’attenzione per la socializzazione e lo sviluppo del movimento calcistico in uno con la valorizzazione del prodotto di èlite, saranno condotte anche le analoghe azioni che coinvolgeranno anche il Calcio Femminile, il Calcio a Cinque ed il Beach Soccer. In queste discipline l’apporto del tessuto giovanile rappresenta il necessario volàno per consentire una crescita sia in termini quantitativi che, soprattutto, qualitativi dell’intero movimento.  Grazie a una sempre più efficace e specifica attenzione del Settore Giovanile e Scolastico, la Federazione dovrà avere un contatto ancor più strutturato e articolato rispetto a quello esistente sul versante dei contenuti e, più in generale, del programma didattico e della pratica sportiva, finalizzati alla promozione della pratica calcistica.

 

Un progetto giovanile di così ampio respiro dovrà prevedere un aggiornamento – con evidenti innovazioni – di tutti strumenti utili al perseguimento di tale scopo:

 

  • centralità della cultura delle regole e del rispetto
  • alta formazione del personale tecnico
  • ricerca scientifica in tema di organizzazione e metodiche di preparazione
  • sensibilizzazione e coinvolgimento dei club
  • adeguamento del quadro normativo

 

 

LE INFRASTRUTTURE

 

Il miglioramento dei “luoghi” del calcio deve rappresentare una priorità, nell’ottica di agevolare i club – anche ai fini della necessaria sostenibilità gestionale – e i tifosi. Lo spettacolo – prima che di valori sportivi qualitativamente elevati – dovrà essere celebrato in impianti moderni e funzionali, attraverso i quali i club possano essere stimolati a interventi e investimenti remunerativi, e i tifosi possano riscoprire il piacere di una partecipazione comoda e accogliente.

 

Le grandi problematiche relative a ogni fase progettuale – ideazione, progettazione, finanziamento, realizzazione – impongono alla Federazione di assumere un ruolo attivo. Gli stadi non sono un onore posto in capo ai soli club, ma una opportunità di crescita per tutto il nostro sistema.  Ecco perché “ una volta per tutte dobbiamo fare gli stadi” non è l’impostazione che proponiamo e neppure ci piace la soluzione in base al quale “le società debbono investire”. Questa visione di estremo e pericoloso distacco dal corpo vitale delle nostre società, dagli imprenditori azionisti dei club, dai territori e dai tifosi noi preferiamo ribaltarla. Il processo che si addice a una federazione moderna è quello di essere il motore e non lo spettatore di questo cambiamento epocale, di essere interlocutore privilegiato e compagno di viaggio, finanche di scelte, se necessario.

 

Nel rapporto col territorio – discreto e custode della sostenibilità ambientale parimenti a quella finanziaria – la Federazione deve agevolare le soluzione, mediare i conflitti, offrire strumenti di assistenza specialistica. A questo proposito, da un lato può essere messa a sistema l’esperienza di B Futura, la società dedicata allo sviluppo infrastrutturale della Lega B che sta operando con eccellenti risultati su sette progetti stadio, e dall’altro deve essere avviato un confronto con il Governo che, sulla base delle esperienze, consenta un miglioramento nell’efficacia della normativa sull’impiantistica sportiva rappresentata dalla Legge 147/2013.

 

 

 

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